hanicker + antibufala   5

Video della bimba cinese investita e ignorata
Non è un falso il video della bambina cinese investita e poi ignorata da tutti
L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Da vari giorni circola in Rete un video scioccante (attenzione: è davvero molto impressionante), ripreso da una telecamera di sorveglianza, che mostra una bambina investita da un furgone e poi ignorata da tutti i passanti nonostante giaccia in mezzo alla strada. Addirittura a un certo punto la bimba viene investita di nuovo.

Molti, me compreso, hanno sperato che si trattasse di un falso, anche perché le circostanze sembravano incredibili nel loro cinismo, ma stavolta (diversamente da altri casi celebri) tutto sembra indicare che il video sia autentico.

Il Washington Post cita il Beijing News, che segnala l'arresto di due conducenti sospettati di aver travolto la bambina, che si chiamava Wang Yue (altre fonti la chiamano Yueye o Yueyue), aveva due anni ed è morta una settimana dopo l'investimento, avvenuto il 13 ottobre scorso a Foshan, nella provincia del Guangdong. Affaritaliani, uno dei siti italiani di notizie che aveva pubblicato il video, ha aggiornato il proprio articolo per dare la notizia della morte della bambina.

Molti si sono chiesti come sia possibile arrivare a questi livelli di inumanità. Il Guardian cerca di dare una spiegazione ricordando che in Cina c'è una diffusa paura d'intervenire in casi come questi perché è già successo che i soccorritori siano stati incolpati dell'incidente e condannati.

Altri dettagli di questa tristissima vicenda sono su China Daily.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
antibufala  from google
october 2011 by hanicker
E-Cat, dieci mesi per capire
E-Cat, energia nucleare pulita e tascabile? Ci vorranno dieci mesi per sapere i fatti
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “gianni.tom*” e “cp” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Seguo ormai da parecchio tempo la vicenda intrigante dell'E-Cat, il dispositivo realizzato da un gruppo di inventori italiani che parrebbe generare energia tramite una reazione nucleare pulita. Ha tutti gli ingredienti che inducono alla massima prudenza: una promessa straordinaria, un'apparente contraddizione delle conoscenze scientifiche attuali, poca trasparenza sui dati tecnici, toni accesi, scambi di accuse, polemiche e tifoserie accanite.

Purtroppo il campo delle energie generate in modo "miracoloso" è pieno di abbagli e imbrogli dai quali è indispensabile tutelarsi. Sperando che il miracolo stavolta ci sia davvero, perché ne abbiamo molto bisogno, dobbiamo però pretendere verifiche e conferme accurate ed imparziali prima di accettare i risultati apparentemente straordinari dell'E-Cat. È inutile sbilanciarsi – e imprudente aprire il portafogli – fino a quel momento.

Oggi è stata pubblicata su Query un'intervista al ricercatore Giuseppe Levi che contiene molti link utili e nella quale Levi dice che ci vorranno da sei a dieci mesi prima di poter emettere un rapporto completo sul funzionamento dell'E-Cat. Un tempo che stride molto con gli annunci dell'avvio in Grecia, entro questo novembre, della prima piccola centrale energetica (1 MW) basata su questa nuova tecnologia attribuita ad Andrea Rossi e al fisico Sergio Focardi.

È facile, in casi come questi, perdersi nei dettagli tecnici, nelle cataste di articoli e documenti e nelle polemiche sui metodi di misura, ma mi sembra ragionevole pensare che ci sia un modo molto semplice per capire se l'E-Cat funziona o è una bufala, senza costringere i suoi inventori a rivelare segreti industriali o altro, ed è lo stesso usato per tutti coloro che propongono dispositivi che sembrano generare energia dal nulla.

Il metodo è questo: si prende un E-Cat e lo si fa funzionare per qualche giorno (una settimana, per esempio) sotto stretta sorveglianza indipendente di ogni possibile via di apporto di energia. Il dispositivo in sé non ha bisogno di essere ispezionato: basta che sia isolato da qualunque cosa possa essere usata per alimentarlo di nascosto e che l'energia in uscita sia tale da precludere l'uso di batterie o altre riserve di energia nascoste all'interno del dispositivo (il megawatt promesso in Grecia, per esempio, sarebbe difficile da generare per una settimana di fila usando batterie nascoste o simili). Se alla fine l'aggeggio avrà generato più energia di quanta ne sia stata immessa per la sua gestione (e sarà stato possibile verificare che non ne sia stata immessa altra di nascosto), vorrà dire che funziona. Come funzioni di preciso lo si potrà discutere in seguito: ma prima occorre questa semplice dimostrazione.

Tutto qui: se funziona, è scienza; se non funziona, è una bufala. Se non viene dimostrato che funziona, in un campo così delicato e promettente bisogna presumere la bufala fino a schiacciante prova contraria. Le posizioni fideistiche, i sondaggi sul "credere" o meno all'invenzione di Rossi e Focardi, le teorie di complotto su presunti insabbiamenti da parte delle multinazionali del petrolio, sono stupide e inutili. Contano i fatti.

Per chi fosse interessato all'argomento e si fosse lasciato convincere dal fatto che l'E-Cat è stato brevettato, ricordo che un brevetto non garantisce di per sé che l'invenzione funzioni. Inoltre segnalo che la domanda di brevetto PCT/IT2008/00532, riguardante il dispositivo, fu respinta per insufficiente chiarezza nel descrivere l'invenzione in modo da consentire a un esperto del settore di riprodurla e per mancanza di prove di produzione di energia. Contiene, però, un'affermazione molto interessante: un esemplare del dispositivo sarebbe stato installato a ottobre 2007 presso la società EON (via Carlo Ragazzi 18, Bondeno, provincia di Ferrara; da non confondere con la E.ON) e funzionerebbe perfettamente “24 ore al giorno” fornendo “una quantità di calore sufficiente a riscaldare lo stabilimento”. Provo a investigare. Qualcuno ne sa di più?

Il brevetto italiano 0001387256, i cui estremi sono riportati qui presso l'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, non è consultabile online, ma è pubblicamente accessibile e richiedibile seguendo questa procedura. L'iter del brevetto europeo EP2259998, con le annesse contestazioni da parte di terzi, è disponibile qui presso l'Ufficio Brevetti Europeo. Un elenco più dettagliato dei vari documenti brevettuali sull'E-Cat è in questo articolo di Nyteknik.se (in inglese).

Per trasparenza, mi sento in dovere di precisare che alcuni anni fa sono stato collaboratore di una delle società coinvolte in questa vicenda. Non ho comunque avuto accesso privilegiato ai documenti riguardanti l'E-Cat.

Nulla mi farebbe più contento di scoprire una soluzione pulita e compatta ai problemi energetici che ci assillano. Ma l'esperienza insegna che se una cosa sembra troppo bella per essere vera, spesso non è vera. Aspettiamo quindi la dimostrazione. Anzi, pretendiamola.Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
antibufala  energia  from google
june 2011 by hanicker
Antibufala: la balena che salta sulla barca
Balena distrugge barca, c'è anche un videoQuesto articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "ermanno.m*" e "ardetek".Numerosi lettori hanno espresso dubbi sull'autenticità delle fotografie che mostrano una balena che salta fuori dall'acqua vicino a una barca a vela e, stando al racconto pubblicato per esempio dal Corriere della Sera, la distrugge quasi completamente. L'episodio è accaduto recentemente in Sudafrica, vicino a Città del Capo.In effetti la fotografia è talmente straordinaria che genera qualche dubbio, ma la BBC ha pubblicato poco fa un video che mostra la stessa scena integralmente. Direi quindi che la foto è autentica oltre il ragionevole dubbio.
antibufala  from google
july 2010 by hanicker
Antibufala: Il cellulare che funziona senza campo
Telefonare col cellulare senza campo, davvero in Australia si può?Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "paolo_ab*" e "cermaria".Secondo Panorama, "ad Arkaroola Sanctuary, un posto dimenticato da Dio a 700 chilometri da Adelaide" è stata effettuata "una chiamata con un normale telefonino in un’area senza nessuna copertura di rete". Per il Corriere, "un nuovo software permette di bypassare le torri della telefonia mobile e di chiamare in assenza di segnale" e "potrebbe costituire una svolta nel caso degli interventi di soccorso. O nei luoghi più remoti della terra." Titola La Stampa: "Telefonare con un cellulare senza alcuna copertura di campo? Adesso si può".In realtà, come gli articoli linkati sopra spiegano solo in parte, non si tratta affatto di poter telefonare anche quando si è soli nel deserto o in caso di disastro. Il software proposto dai ricercatori della Flinders University di Adelaide, infatti, usa semplicemente i ricetrasmettitori Wifi integrati nei telefonini avanzati per creare una rete di comunicazione alternativa (mesh network). I cellulari presenti in una zona si possono quindi parlare fra loro senza passare per una stazione radio base, ma solo nei limiti di portata del loro segnale Wifi: in pratica, non più di qualche centinaio di metri in condizioni ideali.Questo significa che il sistema funziona soltanto se nelle vicinanze ci sono altri telefonini, che a loro volta sono vicini ad altri telefonini, e così via, fino a che uno dei telefonini della catena è a portata di una stazione radio base della rete cellulare. Niente telefonate quando siete soli nel deserto, insomma. È semplicemente una versione evoluta e cellularizzata dei walkie-talkie tradizionali.Del resto, articoli come quelli di Techworld e Physorg.com chiariscono che Serval, il sistema proposto da Paul Gardner-Stephen della Flinders University, è in realtà doppio: per i disastri prevede che vengano paracadutati nelle zone colpite delle piccole stazioni radio base autonome, autoalimentate e capaci di coordinarsi autonomamente per ripristinare le comunicazioni telefoniche. L'interconnessione diretta fra telefonini via Wifi è prevista invece solo per situazioni permanenti, per portare il servizio telefonico in luoghi nei quali installare una stazione radio base cellulare tradizionale sarebbe economicamente insostenibile oppure per interconnettere un gruppo di persone che si trovano in una zona non servita dalla rete cellulare senza dover ricorrere a un ricetrasmettitore apposito ma usando il normale telefonino.Nulla di magico, insomma: alla fine i telefonini hanno bisogno di una rete di qualche genere che trasporti le loro chiamate, e le soluzioni che usano il Wifi per chiamare esistono già (Skype, per esempio). L'aspetto interessante di questo progetto australiano è che gestisce automaticamente l'instradamento delle telefonate, permettendo agli utenti di fare e ricevere chiamate usando il proprio numero cellulare normale. Ma se non ci sono apparecchi ripetitori, la sua portata è limitata appunto a qualche centinaio di metri. Ed è abbastanza difficile perdersi a così poca distanza. Anche in Australia.
antibufala  telefonini  from google
july 2010 by hanicker
Risparmiare inchiostro cambiando font?
Davvero cambiando font si risparmia inchiostro?Fonte dell'immagine: Wikimedia Commons. A dicembre 2008 era stato pubblicato Ecofont, un font che riduce il consumo d'inchiostro grazie alla presenza di numerosi minutissimi buchi nella sagoma dei caratteri. La stima del risparmio, possibile con qualunque stampante (a getto d'inchiostro o a toner) e con qualunque sistema operativo (Linux, Mac OS X, Windows), variava dal 15 al 25%. Ecofont è scaricabile gratuitamente (come Vera Sans), però va installato, cosa che non tutti gli utenti sanno fare e che in un ambiente con molti computer da gestire potrebbe rivelarsi un'impresa notevole.Ma si può risparmiare di più e tribolare di meno, secondo un suggerimento del dipartimento informatico dell'University of Wisconsin - Green Bay, basato su una ricerca di Printer.com: basta usare il font Century Gothic, che ha il vantaggio di essere già preinstallato nella maggior parte dei computer. Rispetto all'Arial comunemente utilizzato, il Century Gothic consuma infatti circa il 30% d'inchiostro in meno. Un risultato ancora migliore di quello dell'Ecofont. Considerato il costo del toner, e ancor più quello dell'inchiostro per le stampanti a getto, il 30% di riduzione non è da sottovalutare.Secondo Printer.com, fra i font preinstallati più comuni utilizzati per la stampa di testi, i più parsimoniosi, dopo il Century Gothic, sono Ecofont, Times Roman, Calibri e Verdana; consumano invece di più, rispetto all'Arial tradizionale, i font Sans Serif, Trebuchet, Tahoma e Franklin Gothic Medium. Uno stesso testo costa 74 dollari se scritto in Franklin Gothic Medium, 67 se si usa l'Arial, e 46 dollari se si usa Century Gothic.Tuttavia occorre tenere presente che il Century Gothic tende a occupare più spazio in larghezza rispetto ad Arial o Times, per cui quello che si risparmia in inchiostro può finire per essere speso in carta. Se convenga o meno spendere qualcosina in più di carta dipende dal rapporto fra costo della carta e costo dell'inchiostro della specifica stampante. Non bisogna dimenticare, inoltre, che uno dei modi migliori per risparmiare carta è usare una stampante che stampi fronte e retro del foglio.Fonte: Npr.org.
antibufala  from google
april 2010 by hanicker

Copy this bookmark:



description:


tags: